Napoli – La caccia ai sicari è aperta, ma il quadro che si presenta agli inquirenti della Squadra Mobile di Napoli è estremamente complesso. Sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, le indagini sul tentato omicidio del 19enne Francesco Musto stanno muovendo i primi passi in salita, complice l’assenza di impianti di videosorveglianza nella zona dell’attacco.
Gli investigatori passano al setaccio la versione fornita dalla vittima e dai suoi conoscenti, incrociando i rilievi scientifici con le informazioni confidenziali raccolte sul territorio. Nonostante il giovane non registri precedenti per associazione mafiosa, la pista seguita è ben precisa: l’agguato si inserisce in una scia di sangue e piombo che sta scuotendo l’area nord della città. Per la DDA non si tratta di episodi isolati né di litigi occasionali degenerati, ma di lucidi raid a freddo.
Il faro su Francesco Musto: l’agguato di Scampia
L’ultimo episodio è consumato a cavallo della mezzanotte di lunedì in via Don Pino Puglisi, nel cuore di Scampia. Francesco Musto — legato da vincoli di parentela acquisita a Vincenzo Esposito, alias ‘o principino del clan Licciardi — si trovava a chiacchierare in strada con due amici.
All’improvviso, lo scatto di uno scooter: a bordo due giovani con il volto parzialmente coperto. Uno di loro ha estratto una pistola aprendo il fuoco a bruciapelo. Solo la prontezza di riflessi e la velocità nei movimenti hanno permesso al 19enne di evitare il colpo mortale, venendo raggiunto da un proiettile di striscio al torace.
Con mezzi propri, il giovane ha raggiunto il pronto soccorso del CTO. Un copione drammaticamente simile a quello dello scorso 25 aprile, quando in via Labriola fu ferito a una gamba da un ignoto pistolero. In cinque mesi, i killer hanno alzato il tiro.
Lo scenario: lo scontro tra le nuove generazioni di camorra
Sullo sfondo della vicenda emerge una preoccupante mappa della violenza giovanile che unisce i quartieri di Scampia, Secondigliano, Miano e Marianella. Il territorio è incandescente, come analizza Il Roma, dilaniato dalle ambizioni delle “nuove leve” imparentate o legate alle storiche famiglie camorristiche.
Dopo il tracollo dei Lo Russo “Capitoni”, il quartiere di Miano è stato polverizzato dallo scontro tra i gruppi Balzano e Cifrone, le cui eredità sono oggi contese dalle fazioni Scognamiglio e Pecorelli-Catone, queste ultime affiancate dai superstiti dei Lo Russo per il controllo del racket e delle piazze di spaccio.
Una scia di piombo senza sosta
I numeri confermano una tensione permanente nell’area nord: a marzo il ferimento in corso Mianella di Gennaro Vittoriosi, nipote del fondatore del clan Licciardi; ad aprile l’agguato a Vincenzo Lo Russo, figlio del ras Domenico (caso risolto dalle forze dell’ordine grazie a intercettazioni e telecamere investigative nel Rione Siberia); infine, una recente “stesa” a Miano con raffiche di mitra esplose in aria a scopo intimidatorio. Un mosaico criminale frammentato e instabile dove i giovani rampolli della malavita continuano a regolarsi i conti a fari spenti.
Key points on the recent escalation of violence in Naples
Ecco una sintesi dei principali elementi emersi dall'articolo riguardante la situazione attuale a Napoli.
- Agguato a Francesco Musto: Il 19enne è stato vittima di un tentato omicidio a Scampia, sfuggendo a un colpo mortale.
- Indagini complesse: Le indagini sono ostacolate dalla mancanza di videosorveglianza nella zona dell'agguato.
- Scontro tra clan: La violenza è alimentata da conflitti tra le nuove generazioni di camorra, in particolare tra i gruppi Balzano e Cifrone.
- Scia di violenza: Negli ultimi mesi si sono registrati diversi agguati e atti intimidatori nell'area nord di Napoli.
- Contesto territoriale: Scampia, Secondigliano, Miano e Marianella sono i quartieri più colpiti dalla violenza giovanile legata alla camorra.



